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giovedì, Maggio 14, 2026

La “mia” scuola. Parte di me, sempre con me.

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Non sono il tipo da post patinati o immagini ad effetto. Io scrivo.
Affido alla parola scritta ciò che sento più vero: riflessioni, pensieri, confessioni, pentimenti, denunce. La parola mi attraversa, scivola tra le mani come un filo che tesse senso e memoria.

Non ho slogan, perché per me la scuola non è uno slogan.
È stata ed è ancora parte fondante della mia vita. Dalla scuola materna all’università, ha plasmato il mio sguardo, ha abitato i miei giorni, ha dato forma alla mia identità. È stata ancora e respiro nei momenti bui.

Non esiste Manu senza scuola.
Non c’è ricordo che non abbia il profumo dei corridoi, il rumore delle campanelle, l’eco di una voce che spiega o di un banco che scricchiola.
È stata la mia casa, il mio orizzonte, il mio terreno di crescita.

Oggi è il mio luogo di servizio, di cura, di responsabilità e di un continuo mettermi alla prova.

Chi la abita – studenti, colleghi, collaboratori, dirigente – sono per me volti di un’unica comunità.
Non mi sento parte di un’appartenenza chiusa, perché per me la scuola è apertura, è collaborazione, è cooperazione. Sempre nel rispetto profondo delle differenze, dei ruoli, delle responsabilità. Delle tante responsabilità.

La scuola è una danza di alterità che si riconoscono, si cercano, si tengono per mano.

Amo la scuola? Sì. Ma non ne amo una parte. La amo tutta.
Con le sue luci e le sue ombre, con le sue difficoltà e le sue bellezze. La amo nella sua interezza, perché la scuola è totalità. È intreccio di mani, è abbraccio sinergico, è orizzonte comune. La scuola è corpo vivo, cerchio di mani variopinte, famiglia larga, larga quanto basta per contenerci tutti.

Mi sento all’altezza? Eh no, mai del tutto.
Forse è proprio questo il segreto: mettersi in discussione ogni giorno, ripartire con autenticità e dedizione. È stata sempre questa la mia marcia in più, il mio vero punto di forza. Non la certezza, ma il desiderio di ripartire imparando dai miei errori, dalle mie cadute. Perché la scuola è sempre una sfida nuova, un varco che chiede di essere attraversato con tutta l’onestà del nostro essere.

Non inseguo verità assolute né applausi effimeri. Mi gratifica il coraggio quieto di guardarmi dentro, di disfare certezze, di rinascere nel dubbio. Cerco la possibilità di trasformarmi, giorno dopo giorno, in un’insegnante più autentica, in una donna più intera. Perché l’anima cresce dove si spezza l’abitudine e il vero insegnamento è restare in cammino, con umiltà, luce negli occhi, la scuola nel cuore.

Amo la scuola? Sì! Fortemente sì.
Ma resta intoccabile in me il principio di fondo:
non amo solo gli studenti, o solo i colleghi, o solo una parte di essa. Amo la scuola, tutta la scuola, perché è un corpo vivo in cui molte mani si fanno una sola. È nell’unione, nella fusione delle diversità che prende forma il senso profondo dell’educare. Non esistono parti isolate: siamo membra di un unico organismo, che respira, cresce, si trasforma insieme. In questa totalità ogni gesto ha valore, ogni voce ha peso, ogni ruolo è necessario. La scuola è unità nella molteplicità, è “noi” che diventa forza, visione, cammino condiviso.
Ed io ci sono. Con tutto ciò che sono, con ciò che so fare e con ciò che ancora devo imparare. Ci sono con le parole che riesco a scrivere e anche con quelle che restano incagliate in gola, ma che il cuore grida forte. Ci sono con la mia presenza imperfetta, ma sincera. Perché esserci e donarsi, a volte, è anche avere il coraggio di mostrarsi fragili. E io, così come sono, ci sono.

Ed allora… SCUOLA, grazie!
Perché mi hai sfidata, sostenuta, trasformata.
Perché ogni lezione è stata un’occasione per crescere, ogni errore un’opportunità per migliorare, ogni sguardo uno specchio sincero.
Essere insegnante, per me, significa proprio questo: ricominciare con stessa passione, la stessa motivazione e con la pazienza del cuore.
E sapere che, anche quando sembra difficile, ne vale sempre la pena.
#insegnante #scuola #passioneperlinsegnamento #crescita #educazione #ricominciare

 

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