Ci sono incontri che sembrano scritti dal destino, legami che attraversano il tempo e spingono a intraprendere viaggi inaspettati. Per Lucia Saracino, laurea in Lingue e Letterature Straniere conseguita presso l’Università del Salento e fondatrice del Liceo Docet, tutto è iniziato con un piccolo diario rosso corallo, nascosto tra gli oggetti dimenticati di un rigattiere. Un richiamo silenzioso ma potente, che ha acceso in lei la scintilla della scoperta.
Quel diario, custodito per oltre un secolo, apparteneva a Nina, una donna il cui sguardo attento e la cui penna appassionata hanno restituito la memoria di un’epoca, di una città, di un mondo spazzato via dalla storia. Leggere e trascrivere il diario non è stato solo un lavoro di ricerca storica, ma un viaggio dell’anima, un filo invisibile che ha legato le vite di Nina e Lucia, divise dal tempo ma unite dalla stessa urgenza di raccontare. La voce di Nina, rimasta imprigionata per oltre un secolo tra pagine ingiallite, ha trovato in Lucia una compagna di viaggio, la sensibilità di una donna capace di ascoltarla, comprenderla e restituirle vita. Quelle parole dimenticate si sono trasformate in un ponte tra passato e presente, dando nuova luce e nuova voce ad una storia che meritava di essere narrata.
In questa intervista, ci racconta le emozioni, le sfide e i momenti più intensi di questa straordinaria avventura letteraria. Dal timore di tradire Nina alla certezza di dover condividere la sua storia, dall’emozione di scoprire piccoli segreti nascosti tra le pagine alla consapevolezza di aver creato un legame profondo con una donna vissuta oltre un secolo fa. Una storia che lascia il desiderio di saperne ancora, perché forse, come suggerisce l’autrice, il viaggio con Nina non è ancora concluso.
Può raccontarci il momento esatto in cui ha ‘scoperto’ il diario rosso? «Da una vetrina inutile, le arrivò un richiamo fortissimo. Un libricino rosso corallo rilegato in pelle».
Come dico spesso, il diario di Nina mi era destinato dal rigattiere. Non era un oggetto in vista né vistoso eppure ha catturato subito il mio interesse.
Nel leggere le prime pagine, quale dettaglio, atmosfera o sentimento ha evocato per lei un mondo così ‘vivo’ da meritare due anni di lavoro?
Appena mio, il diario è diventato uno scrigno in cui era custodita da 120 anni la storia di una donna, di un’epoca, di un viaggio di grande interesse antropologico e storico. Nina descrive Smirne prima dell’incendio del 1922 che distrusse la città e con dovizia di particolari i quartieri greci e armeni di cui l’incendio non lasciò traccia.
Ha mai avvertito il timore di “tradire” in qualche modo la voce di Nina, trasformandola in un libro destinato a un pubblico moderno?
Al contrario, ho avvertito il dovere di rendere pubblica la sua storia per dare un motivo, anche se astratto, al mio incontro con lei. Eppure quando è arrivato il momento di pubblicare il lavoro finito, ho avuto una sensazione di perdita, dopo tre anni vissuti in simbiosi, ma dovevo condividere la storia di Nina e raccontarla per la particolarità, per il valore storico-sociale, e per questa donna piena di fragilità e contraddizioni, a volte con comportamenti ed espressioni opinabili, ma forte, emancipata, determinata e caparbia.
Quali sfide ha incontrato nel decifrare, contestualizzare e dare un senso storico al diario? C’è stato un momento particolarmente arduo nella ricostruzione?
Non è stato facile, il lavoro è durato 3 anni. Nina nel diario scrive nomi e cognomi, la sua storia per me è diventata ricerca e le sue indicazioni sono sempre state puntualmente corrispondenti al vero.
Quanto è stato complesso bilanciare fedeltà al testo originale con l’esigenza di renderlo fruibile per un lettore contemporaneo?
I 10 capitoli che precedono la trascrizione del diario e che raccontano la genesi del ritrovamento e il mio percorso accanto a Nina, credo che abbiano instaurato un rapporto tra donne distanti nel tempo e nello spazio, ma con la stessa passione nel raccontare nelle pagine bianche una parte della propria vita.
Ha consultato storici o esperti dell’epoca per arricchire il contesto? Se sì, in che modo hanno contribuito alla sua interpretazione della vicenda?
Si, è a questo proposito devo ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato in questa mia avventura letteraria. Il libro fa parte della collana Medit Europa della Società di Storia patria. Ringrazio il prof. Mario Spedicato, presidente della collana, già docente di Storia Moderna all’Unisalento, il prof. Antonio Romano docente di Linguistica Italiana all’Università di Torino, il prof. Giuseppe Caramuscio docente di filosofia e Storia presso il liceo Vanini, il prof. Fabio D’Astore già docente di Storia della Tradizione manoscritta dell’Unisalento che si sta occupando dell’analisi del manoscritto, il prof. Giampiero Ruggiero sempre al mio fianco e alla mia famiglia che mi ha sostenuta in questo lungo e affascinante viaggio. Grazie alla casa editrice Milella, in particolare ad Emanuele Augieri che ha impreziosito il mio lavoro e quello di Nina con passione e grande professionalità. Un grazie particolare al magnifico Rettore dell’Unisalento il prof, Fabio Pollice che presenterà il mio libro a Casarano, la cittadina dove sono nata.
Dopo due anni di lavoro, quanto del suo sguardo personale è entrato nella pubblicazione? È stato un processo più da storica o da narratrice?
Questi anni insieme a Nina, il suo viaggio e la sua esistenza accanto alla mia hanno creato un legame particolare. Ci sono delle strade alte che ha aperto Nina, volutamente da me non valicate. Chi ha letto il libro mi ha sempre chiesto il seguito, perché lascia il desiderio di saperne di più e ancora. Ho amato scrivere, ma non ho mai avuto il coraggio di condividere col pubblico questa mia passione, fino a quando il fato ha mandato Nina a spingermi a farlo, non da storica ma da narratrice.
C’è stato un momento in cui ha sentito la presenza di Nina in modo più intenso, quasi come se il suo spirito attraversasse le pagine?
Sempre, dal primo momento, prima ancora che acquistassi il diario, mentre lo visionavo dal rigattiere. Il diario è ricco di ninnoli, fiori secchi, ciondoli e disegni. Sono suoi e sembrano vivi.
Pensa che il diario di Nina abbia ancora segreti da svelare o spunti per future ricerche?
Ci sto lavorando, ma adesso mi godo questo grande interesse che Nina ha suscitato con una piccola parte della sua vita.
Se potesse mandare un messaggio a Nina, cosa le direbbe oggi?
Le direi che ho messo da parte la mia proverbiale timidezza e ho fatto quello che voleva: rendere pubblica la sua storia e far conoscere le nuove generazioni alcune particolarità che senza il suo diario sarebbero rimaste nascoste per sempre.
Il viaggio di Lucia Saracino con il ‘diario di Nina’ è un’esperienza che trascende il tempo, un’avventura che inizia con una scoperta fortuita e si trasforma in un cammino profondo e personale. Ogni parola, ogni pagina, è un passo verso un mondo perduto che si riflette nell’anima dell’autrice, come un sussurro che risuona nel presente. Questa esplorazione, fatta di emozioni, rivelazioni e connessioni invisibili, non si chiude con l’ultima pagina del libro, ma continua ad affascinare, invitando ogni lettore a percorrere, insieme a Nina e Lucia, le infinite strade di un racconto che non smette di sorprendere.

