Il greco antico e il latino sono davvero lingue morte o possono ancora dialogare con il presente? È possibile insegnarle in modo coinvolgente, restituendo loro la vitalità che avevano nel mondo antico? Il professore Giampiero Ruggiero, docente di Latino e Greco presso il Liceo Classico e cultore della materia in “Didattica del Greco” all’Università del Salento, ha dedicato la sua carriera proprio a questa sfida.
Ideatore del “Metodo Ruggiero”, ha sviluppato un approccio innovativo che supera la rigidità della didattica tradizionale e rende lo studio delle lingue classiche un’esperienza dinamica e formativa. Attraverso le sue pubblicazioni e il lavoro come direttore e co-fondatore del Centro di Didattica delle Lingue Classiche “Νέα Ἀγωγή”, è diventato un punto di riferimento nel settore, promuovendo una formazione capace di coniugare il rigore scientifico con strategie moderne ed efficaci.
In questa intervista, ci guiderà alla scoperta della sua visione dell’insegnamento, del significato pedagogico del greco e del latino e delle prospettive future delle lingue classiche in una ‘modernità liquida’ in continua trasformazione.
Professor Ruggiero, come è nata la sua passione per le lingue classiche?
É nata precocemente: ancora bambino di scuola elementare (così si chiamava allora) mi divertivo a scrivere sulla lavagna le preghiere in latino imparate a memoria e leggevo le iscrizioni latine nelle chiese e sui monumenti. Nella lettura sono stato un autodidatta. Il liceo classico poi ha compiuto il resto dell’opera. Ma ciò che mi affascinava del latino e del greco era l’armonica bellezza dei loro suoni e la sapienza della loro grammatica.
Lei ha ideato e sperimentato il “Metodo Ruggiero”. Di cosa si tratta?
É un metodo che cerca di conciliare l’apprendimento della lingua, ovvero lo studio delle regole grammaticali, con l’acquisizione, vale a dire l’uso attivo in contesti pratici. Privilegia l’apprendimento del lessico per temi e con tecniche afferenti al Total Physical Response del linguista James Krashen: la lingua si ascolta, si parla, si legge, si scrive e naturalmente si comprende e si traduce. L’apprendimento avviene in modo dinamico e coinvolgente mediante le azioni, le immagini, il racconto, il dialogo. Insomma si impara più facilmente, più efficacemente e soprattutto con maggior piacere.
Come risponde alle critiche di chi sostiene che, nell’era dell’intelligenza artificiale e delle soft skills, il latino e il greco siano lingue troppo lontane dalla realtà quotidiana degli studenti?
Paradossalmente è proprio nell’era dell’intelligenza artificiale che si avverte più forte che mai lo studio di discipline come il latino e il greco. Capire il nome delle cose, scoprire il perché vengano chiamate così ancora oggi, acquisire la consapevolezza della lingua che usiamo sono competenze che ci salvano dalla dipendenza della macchina e dal rischio di perdere ciò che contraddistingue l’essere umano da tutti gli altri esseri animati: l’uso del pensiero che si fa parola. Abilità pratiche e tecniche sì, ma a patto che vi sia anche cultura e sapere.
Il suo metodo si sta già diffondendo in tutta Italia. Quali sfide ha incontrato nell’introdurre un approccio così innovativo all’insegnamento del latino e del greco e come le ha superate?
Tante: dalla diffidenza a priori, allo scetticismo preconcetto, alla pigrizia rassicurante di tanti addetti e non ai lavori. Fortunatamente però in Italia ci sono molti docenti che avvertono e dichiarano coraggiosamente il bisogno impellente di un cambiamento, migliorativo s’intende, e che la vecchia maniera non funziona. La mia determinazione e la pratica quotidiana dell’insegnamento mi hanno fatto capire che non potevo e non dovevo abbandonare la strada intrapresa. Adesso, dopo dieci anni di instancabile ricerca e di studi, sono contento di non aver desistito. Un grazie particolare lo devo ad Unisalento ed in particolare al Magnifico Rettore, Fabio Pollice, che ha creduto nel Metodo fin dall’inizio in tempi non sospetti, al Prof. Saulo Delle Donne, alla Prof.ssa Stefania Pinnelli, responsabile scientifica, e alla dott.ssa Lucia Saracino, responsabile della logistica che mi ha sostenuto incrollabile in questa avventura.
Ci sono esperienze o testimonianze di studenti che l’hanno colpita particolarmente nell’applicazione del suo metodo?
La soddisfazione più grande e più bella sono stati gli studenti, e non solo i miei che ho visto crescere, ma anche quelli di altri colleghi che hanno applicato il Metodo. Penso poi alle varie esperienze di formazione fatte in numerosi licei italiani e persino ai laboratori nelle scuole secondarie di primo grado: i risultati raggiunti nell’apprendimento e soprattutto le manifestazioni di entusiasmo sono una ricompensa impagabile. Mi piace ricordare a tal proposito l’accoglienza e l’apprezzamento di tanti docenti, non certo locali, ma di prestigiosi Licei del nostro Paese quali l’Istituto Zaccaria di Milano, il Liceo Romagnosi di Parma e il Liceo Classico Pitagora di Crotone.
Nel contesto di una società liquida, citando Bauman, qual è secondo lei il ruolo delle lingue classiche nell’educazione e nella formazione dei giovani di oggi?
Sono lingue che ci fanno riflettere; a differenza delle tante tendenze in atto nella nostra società moderna che ci abituano a scorrere sempre più velocemente e in superficie, le lingue classiche ci insegnano a scendere in profondità.
Si parla di rendere facoltativa la scelta del latino nella scuola secondaria di primo grado. Cosa ne pensa?
Buona l’idea in sé, ma io ci metterei anche un po’ di greco sfatando la leggenda metropolitana della sua osticità. Ciò che più conta però è il cosa e il come proporre le lingue classiche ai ragazzi di quell’età. Se partiamo da “rosa-rosae” gli sbadigli e le defezioni saranno assicurati.
Se potesse apportare una riforma all’insegnamento delle lingue classiche in Italia, quale sarebbe la sua proposta principale?
Anzitutto istituirei un solo liceo con una distinzione al suo interno di tre anime, una umanistico-letteraria, una scientifico-matematica ed una linguistico-pedagogica. Spesso sento dire che le lingue classiche non sono per tutti: nulla di più sbagliato e spocchioso. È il tipo di studio che non può essere uguale per tutti. In forme e a livelli differenti il latino e il greco non possono che far bene a chiunque. Inoltre creerei delle aule ad hoc di latino e greco con spazi specifici per l’apprendimento dove lo studio delle lingue sia uso, comunicazione, ascolto, lettura e traduzione. No insomma a lezioni libresche e nozionistiche.
Progetti per il futuro?
Tanti! A parte l’imminente pubblicazione di un articolo su una prestigiosa rivista internazionale americana e i nuovissimi volumi di greco antico per la scuola editi da Edizioni Milella di Lecce, dopo l’estate farò un bel volo in Grecia per portare il Metodo in un Liceo classico di Atene. Ad aprile attendo un carissimo amico, un luminare del greco antico, il prof. Cristophe Ricò, rettore dell’Istituto Polis di Gerusalemme, per un convegno presso l’Università del Salento. Ed ancora i corsi di formazione per docenti presso alcuni importanti licei italiani quali il Liceo Classico Pitagora di Crotone. C’è infine un altro progetto editoriale molto importante, cui sto lavorando ancora incredulo e sul quale preferisco, solo per scaramanzia, mantenere al momento un cauto riserbo.
La lingua è un ponte che non solo attraversa il tempo, ma lo unisce in un’armoniosa continuità. Il lavoro del professor Giampiero Ruggiero ci ricorda che le lingue classiche sono chiavi preziose, ‘codici’ illuminanti che ci permettono di dialogare con il passato, decifrare il presente e costruire un futuro più consapevole, imparando a leggere i segnali del cambiamento per diventare protagonisti della nostra storia.

