No menu items!
18.9 C
Lecce
giovedì, Maggio 14, 2026

Ciao Ciao Kalós: la bellezza francescana in giro per la città. Parola di Fra Francesco e Fra Michele

Pubblicata su Portalecce

Must read

Ci sono parole che rischiano di svuotarsi quando restano astratte, lontane dalla vita concreta delle persone. Bellezza è una di queste.

Eppure, nel progetto Kalós, la bellezza ha trovato spazio nelle relazioni, nelle strade, nei dialoghi e nelle esperienze condivise che hanno attraversato la città di Lecce. Non soltanto un festival, ma un percorso collettivo che, nel corso delle settimane appena trascorse, ha messo in rete associazioni, istituzioni, comunità e luoghi del territorio, trasformando l’evento in un’occasione concreta di incontro e partecipazione.

Questa intervista nasce come bilancio conclusivo dell’esperienza che si è chiusa ieri, ma anche come occasione per guardare avanti e raccogliere ciò che Kalós ha lasciato alla comunità. A raccontarne il senso più profondo sono due voci diverse e complementari: Fra Francesco Zecca e Fra Michele Carriero, frati minori della Provincia religiosa di Lecce. Attraverso le loro riflessioni è emersa un’idea di bellezza che va oltre l’apparenza e si misura, invece, nella capacità di generare fraternità, cura e responsabilità condivisa. Un dialogo che, guardando al cammino compiuto da Kalós, prova già a interrogare il futuro e le forme di bellezza che la comunità sceglierà ancora di vivere e costruire insieme.

FRA FRANCESCO ZECCA

Kalós è nata come “rete della bellezza”, anche come esperienza diffusa nella città di Lecce: in che modo avete immaginato che la città stessa potesse diventare parte attiva e non solo scenografia dell’evento?

Quando abbiamo concepito e immaginato un evento volto a celebrare l’VIII centenario della morte di San Francesco, il nostro intento era quello di andare oltre una semplice commemorazione formale. In sintonia con il messaggio francescano, partendo dalla centralità di alcuni elementi fondamentali, desideravamo che la città fosse protagonista e non spettatrice, per questo abbiamo pensato di coinvolgere attivamente la comunità e trasformando la città in un crocevia di relazioni, incontri e testimonianze, coinvolgendo 14 luoghi diversi della città dal centro alla periferia, con mostre, laboratori, spettacoli, conferenze. Solo così la bellezza avrebbe potuto risuonare nel tessuto urbano e lasciare un segno concreto nei cuori e nelle strade, riannunciando ancora oggi il messaggio di Francesco. In particolare, in sintonia con lo stile francescano, abbiamo scelto di:

  • Portare la bellezza del messaggio francescano tra la gente, nelle piazze: oggi più che mai si avverte il bisogno di parole autentiche, come quelle che Francesco ci ha lasciato, capaci di parlare ai cuori, ricordandoci il valore della fede, della pace, dello stupore, della fraternità e della cura reciproca per ogni vivente che è un dono da custodire e non un oggetto da manipolare per i propri fini. La città diventa così un luogo di dialogo, dove ogni persona è chiamata a essere parte integrante di un percorso collettivo, riscoprendo insieme il senso di appartenenza e la responsabilità verso il bene comune.
  • Cogliere l’occasione di questo centenario per generare una rete territoriale in cui il valore della fraternità acquisti una nuova rilevanza, coinvolgendo insieme istituzioni e società civile per camminare insieme proponendo ogni anno un appuntamento che potesse raccontare la bellezza dell’impegno per il bene comune.

Così, la città di Lecce non si limita a essere il palcoscenico di una celebrazione, ma diventa la viva attualizzazione del messaggio francescano, con l’adesione non formale ma concreta dell’arcidiocesi, dell’amministrazione comunale e di 26 associazioni. 

 Dietro un progetto così articolato c’è stata anche una fatica nascosta: qual è stato il passaggio più delicato o inatteso nel costruire questa esperienza condivisa?

Abbiamo certamente affrontato un lavoro impegnativo, ma ciò che ci ha meravigliato è stata la straordinaria accoglienza ricevuta da tutti: dalla diocesi, dalle amministrazioni e dalle numerose associazioni che hanno aderito con entusiasmo fin dal primo momento. Possiamo affermare che questo progetto ha innescato un autentico cammino di fraternità. Questa esperienza testimonia quanto il messaggio francescano sia ancora vivo e profondamente sentito, oltre a dimostrare quanto sia necessario nel nostro tempo. La sfida principale consiste nel riuscire a mantenere coesa questa rete: ora che il percorso è stato avviato, il compito più delicato sarà accompagnarne la crescita, con l’obiettivo di rendere annuale l’appuntamento, che dovrà diventare il segno tangibile di un cammino di condivisione e di costruzione della bellezza nei territori. In questo modo, il messaggio e i valori francescani potranno essere vissuti concretamente; ogni associazione coinvolta trasmette infatti una parte di quei valori.

In un bilancio finale, se dovesse spiegare Kalós con un’unica immagine, quale sceglierebbe?

Sceglierei quella dell’intreccio tra frati, istituzioni, associazioni, questo intreccio esprime la bellezza dell’impegno per il bene comune. Mi sembra l’espressione più bella di una fraternità che si fa impegno, che esce fuori dai confini conventuali e diventa impegno civico, responsabilità politica, pensiero e lievito che può fermentare e contagiare per dire parole buone e belle di fronte a tante brutture di cui siamo testimoni in questo periodo storico.  E poi lo stile è quello indicato dal titolo di questa edizione: A piedi scalzi e occhi aperti, i piedi scalzi indicano l’umiltà, la minorità direbbe Francesco, il camminare nel mondo in modo disarmato senza voler calpestare l’altro, a occhi aperti dice la capacità di accorgersi, meravigliarsi, stupirsi di fronte alla realtà che ci circonda, riconoscendo la fatica dei costruttori di comunità, che quotidianamente nel silenzio costruiscono il bene comune.

 FRA MICHELE CARRIERO

Il riferimento a San Francesco d’Assisi ha attraversato tutto il progetto: quale aspetto della sua esperienza umana e spirituale rischia oggi di risultare più “incomprensibile” all’uomo contemporaneo?

Kalós è stato un evento pensato proprio in occasione dell’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi e quindi, ovviamente, il nome di Francesco attraversa e sostiene tutti gli ambiti e gli eventi. Ritengo che la dimensione oggi più incomprensibile, o meno accolta, non sia né quella umana né quella spirituale, ma quella cristiana, perché di Francesco si fa fatica ad accogliere proprio il tratto cristiano, quello di uomo cristianissimo. Poiché il tratto cristiano si innerva in quello umano e spirituale, tutto questo è necessario affinché, attraverso la bellezza, si giunga al Bello, al Pastore bello”.

Nel Cantico delle Creature la realtà viene chiamata “fratello” e “sorella”: che cosa significa oggi, concretamente, imparare di nuovo questo linguaggio relazionale?

La dimensione della fraternità e della sororità è un ambito importantissimo perché è il legame che ciascuno sceglie in una dimensione paritaria, fratello e sorella, perché siamo sullo stesso piano e perché partecipiamo e riceviamo ogni dono alla stessa maniera e perché, nella circolarità, sappiamo essere noi per l’altro, essere fratello e sorella. Quindi questo linguaggio relazionale ci rende liberi, ci rende veri e ci rende costruttori di pace, sicché possiamo costruire una nuova civiltà, una nuova città, una nuova Chiesa, una nuova realtà, partendo da questa nostra prima condizione. E poi, perché dalla fraternità impariamo il perdono, impariamo il dono, impariamo l’alleanza, il sacrificio e l’oblazione.

 Kalós ha parlato di bellezza, ma anche di responsabilità: in che modo la bellezza, nella tradizione cristiana, diventa una forma di verità che interpella e non consola soltanto?

Sì, la bellezza è responsabilità. È una risposta alla proposta di Dio, il quale, oltre a essere buono e vero, è anche Bello, come ci insegna von Balthasar. La bellezza non è solo forma della verità, ma è la verità che prende forma. Vivere nel bello ci educa a costruire relazioni belle, a spenderci per finalità belle e a consegnare ai nostri discendenti un mondo rinnovato nella bellezza.  Kalós è un invito e una responsabilità: accogliamo e costruiamo bellezza.

Se doveste raccontare Kalós, appena conclusa, non come un evento, ma come una domanda che resta aperta, quale sarebbe quella domanda?

Fra Francesco – La domanda che Kalòs ha posto è: in che modo ti impegni a costruire bellezza? Una bellezza relazionale, fraterna, nella cura del territorio, nella riconciliazione con se stessi, nell’apertura a una dimensione trascendente che mi fa uscire da me stesso. Kalòs ha voluto aiutare i partecipanti a confrontarsi con questa domanda, riflettendo su quale bellezza sto costruendo nella mia vita.

Fra Michele – Kalós non è stato un evento, ma è un cammino, qual è dunque il cammino che ti conduce alla bellezza?

Che volto ha, per voi, oggi la “bellezza che salva”?

Fra Francesco – La bellezza che salva è quella di una vita che si fa pane spezzato, condivisione, non una vita trattenuta e chiusa, vissuta per sé stessi, che sarebbe mortifera, ma una vita che si spezza per amore, in questo spezzarsi, emerge la vulnerabilità ma anche il senso profondo di una vita riuscita.

Fra Michele – È la minorità per me.

Nelle parole di Fra Francesco Zecca e Fra Michele Carriero, Kalós si rivela, ripercorrendo le giornate appena vissute, come un esercizio quotidiano di sguardo, responsabilità e fraternità. La bellezza, nella prospettiva francescana, non è qualcosa che consola superficialmente o semplicemente abbellisce la realtà, ma una forma di verità che coinvolge, interpella e chiede partecipazione. È una bellezza che nasce dalla relazione, dalla cura reciproca e dalla capacità di farsi dono. Kalós diventa così una postura umana e spirituale: camminare senza pretendere di dominare, osservare il mondo senza smettere di meravigliarsi. In un tempo spesso segnato da frammentazione e individualismo, Kalós ci provoca con un invito: tornare a guardare il mondo “a piedi scalzi e occhi aperti”. Ne saremo capaci?

- Advertisement -spot_img

More articles

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisement -spot_img

Latest article