C’è un tempo, ogni anno, in cui Matino smette di essere soltanto un paese del Sud Salento e diventa racconto: un intreccio di luci, passi, voci, attese. È il tempo di San Giorgio martire. Eppure, a guardarla bene, non è soltanto una ricorrenza. È una soglia. Tra le strade attraversate dal movimento, tra i suoni che si accavallano e i volti che si cercano, si apre uno spazio più sottile, quasi invisibile, a tratti impercettibile, in cui ciascuno si trova, senza saperlo, davanti a qualcosa che lo riguarda da vicino. È lì che ci siamo fermati. Con don Andrea Danese, parroco della Parrocchia di San Giorgio in Matino, abbiamo attraversato il senso di una devozione che non si esaurisce nel rito, ma continua a vivere nel tempo, a interrogare, a provocare il presente. Ne nasce un dialogo che non racconta soltanto un evento, ma ne ascolta il respiro nascosto, il battito più segreto del cuore. Perché ogni festa, in fondo, è uno specchio. Riflette ciò che siamo, ma soprattutto ciò che ci manca. Ciò che ci sfugge. Ciò che continua a chiamarci. San Giorgio, allora, non è soltanto immagine o tradizione. È domanda aperta. È direzione che non si lascia possedere. È tensione, ferita e promessa insieme. Forse è qui che la tradizione smette di essere memoria e torna a farsi presenza: qualcosa che accade, ogni volta diverso, ogni volta più vicino. Quel qualcosa che, nel rumore della festa, continua, ostinato e silenzioso, a cercarci. A interrogarci. A scuotere le coscienze.
Don Andrea, partiamo da una scena semplice: le strade di Matino in festa, la gente, la devozione. In questo momento, cosa vede davvero? Solo una tradizione che si ripete o qualcosa di più profondo che continua a parlare al cuore delle persone?
Poter vedere oltre quello che appare immediatamente, al di là di ciò che si presenta ai nostri occhi, non può che essere dato da uno sguardo audace che si lascia attrarre, senza remore, dalla bellezza della vita. Non può essere solo una tradizione che si ripete, non fosse altro perché ogni meccanico gesto perde il suo fascino con il tempo che passa. Qui c’è una trasmissione viva, a tratti travolgente, al punto che c’è un fecondo scambio tra le generazioni nella appassionante scelta di rinnovare quel patto di amicizia che il santo patrono ha stretto indissolubilmente con la sua comunità.
San Giorgio è uno dei santi più conosciuti e raffigurati: ma chi è davvero, al di là dell’icona? Che tipo di fede lo ha reso capace di arrivare fino al martirio?
È molto conosciuto in tutto il mondo ma a Matino è di casa. La sua identità sviluppa un profilo molto attuale per il nostro contesto, a motivo della sua scelta, rischiosa per quel tempo, di essere liberato dal ruolo di tribuno militare per schierarsi, come vero discepolo, nella sequela di Cristo. La sua fede intrepida è nella sua testimonianza di offrire la sua vita come risposta all’amore che vince ogni male. La sua fede lo riveste di una grazia che, molto più di una corazza, lo conduce ovunque come messaggero di pace.
L’immagine del drago attraversa i secoli e continua a colpire: oggi, quali sono i “draghi” che la nostra comunità è chiamata ad affrontare?
La consegna di San Giorgio nell’affrontare il drago rimane aperta anche per noi, non a caso la vittoria sul male non è mai un atto solitario che esalta la forza del potere umano. Si può affrontare lo spirito del mondo solo con la potenza dello Spirito che non condanna ma lo salva il mondo. In questa direzione non si è mai soli allo sbaraglio ma sempre in comunione di grazia con la consapevolezza che se l’unione fa la forza può fare anche tanto bene quando si sceglie di stare insieme. Ai draghi dell’isolamento, della violenza, dell’indifferenza, della sopraffazione e della dipendenza si può disporre della testimonianza di San Giorgio per aver creduto più alla fedeltà della Parola che discerne e saggia i cuori piuttosto che alla supremazia di un potere che pretende solo successi e conferme.
Viviamo un tempo in cui molti si sentono fragili o disorientati: la figura di San Giorgio può ancora essere una guida concreta ed attuale?
La concretezza del Santo è nella sua scelta di aver trasformato il suo ruolo di prestigio militare nel compito ancora più prestigioso di motivare i nostri animi fragili ed indifesi. La sua attualità di promotore, ad ogni costo, del vero bene lo rende attraente ai più giovani e affidabile ai più grandi.
E ai giovani? Spesso lontani dalla Chiesa o in ricerca silenziosa: cosa può dire loro San Giorgio che sia autentico, credibile, non retorico?
La giovinezza del Santo non è riconducibile solo alla sua età ma è rintracciabile nella sua parabola umana ad ampio raggio. Il suo annuncio attraversa i tempi più lontani fino ad oggi custodendo un messaggio diretto e immediato. Non lasciarsi mai vincere in amore per non perdersi il bello della vita e continuare a sognare ad occhi aperti fino a quando non sarà che una sorprendente realtà.
Le feste patronali sono anche momenti di grande partecipazione civile e culturale: come si può evitare che tutto si fermi alla superficie e fare in modo che resti qualcosa dentro, che trasformi davvero chi partecipa?
Si può andare in profondità e non rimanere nella superficialità quando faremo della nostra vita una vera festa. La trasformazione di noi stessi in un momento di grande coinvolgimento è una ghiotta opportunità da non lasciare cadere a vuoto. Accendere di gioia la nostra vita non è solo frutto di un entusiasmo del momento ma è convinzione comune che non c’è disposizione d’animo più fruttuosa di un ascolto vivo e di un confronto aperto che non ci chiude in noi stessi ma ci apre alla sorprendente bellezza della vita.
Quale eredità spirituale dovrebbe consegnare la solennità di San Giorgio alla comunità di Matino e ai lettori del Corriere Salentino? Qual è il messaggio che considera più urgente?
L’eredità spirituale del Santo alla nostra comunità e ai lettori del Corriere Salentino si raccoglie nella testimonianza diffusa della sua vita. Il suo messaggio corre da un capo all’altro del mondo, segno che la sua scelta di credere per amare ha dato conferma in lungo e in largo che non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici.

